• Mi sto realmente sforzando di mantenere la calma interiore per consentirmi una analisi dei fatti obiettiva. Ma devo confessare che é molto difficile. E non mi riferisco solo alla paranoia collettiva della guerra in Ucraina, che con il massiccio invio delle armi sta prendendo una direzione irreversibile e tragica. Per spegnere un incendio si getta acqua, non benzina.
    Quello che mi preoccupa realmente é la mancanza di un "disegno" politico, per sballato che sia, ma che segua almeno una logica. Forse é perché realmente MANCANO i politici. Quelli veri. Una volta si chiamavano statisti.
    A volo d'uccello.
    1 - Due anni di pandemia hanno distrutto le economie europee ( per ora mi limito al nostro continente) per risollevare le quali hanno stanziato soldi che NON CI SONO nel bilancio europeo. E non sanno come trovarli. Parlano di "patrimoniale", ma forse alla fine faranno un prelievo forzoso sui conti correnti, dato che altro difficilmente potranno fare.
    2 - Stanno rendendo "strutturale" l'approvvigionamento energetico da altri Paesi. Sicuramente, con tutto il rispetto, non piú politicamente affidabili della Russia. Inoltre con uso di gas liquido che va anche trasportato, con problemi ulteriori per l'ambiente. Allora la guerra non é contro Putin, che teoricamente potrebbe avere giorni e mesi contati. Ma contro il popolo russo.
    3 - Annunci di politiche " per il solare", o per nuove fonti, vedi le trivellazioni o il nucleare fino a ieri viste come il diavolo in persona. Nuovi piani, nuovi fondi, nuove strade che domani verranno abbandonate perché la tecnologia avanza e gli equilibri mondiali cambiano.
    4 - Questa accelerazione sul digitale, che sembra ormai essersi impadronito delle nostre vite, viene realizzata senza prima aver pensato a come reimpiegare la quantitá enorme di persone che giá sono e saranno senza lavoro, e che per limiti di istruzione non potranno essere formati per nuove funzioni. Che ci faremo con questi milioni di persone? Reddito di cittadinanza a tutti?
    5 - Capisco che le criptovalute servono ai grandi evasori ed alla mafia per poter continuare nella loro attivitá, che i limiti al contante mettono in serio pericolo. Ma che anche gli Stati cerchino di adeguarsi, invece che combattere questa assurditá é preoccupante. E non é perché io non veda presunti vantaggi della disintermediazione, ma solo perché mi chiedo dove si prenderanno i soldi per mutui e prestiti se i depositi bancari caleranno. E che costi avranno i pochi concessi? Come sará finanziata l'economia? Chi creerá moneta, ormai fuori dal controllo della banca centrale?
    6 - Venendo a casa nostra, leggo che ASPI, la societá autostrade, quella che dovrebbe passare sotto le grinfie della solita Cassa Depositi e Prestiti, con la complicitá di fondi americani, vuole mettere le mani anche sulla rete per il digitale. Insieme a Open Fiber. Che faranno una rete unica con Tim(?). Insomma, mentre l'opinione pubblica é distratta e minacciata di morte con il virus o con la guerra, noi continueremo a pagare sempre di piú le NOSTRE autostrade, e dovremo prepararci a pagare per utilizzare i servizi digitali. Che passeranno per una "rete" obbligatoriamente. E la metá dei guadagni miliardari andranno ai pensionati americani mentre noi con l'INPS continuiamo il solito "schema Ponzi" ( prendere soldi da sottoscrittori per darli ad altri sottoscrittori) che la legge vieta, ma non per le pensioni.
    Mi devo fermare, perché giá sto abusando di voi. Ma mi chiedo, e vi chiedo: possibile che siamo condannati?
    Mi sto realmente sforzando di mantenere la calma interiore per consentirmi una analisi dei fatti obiettiva. Ma devo confessare che é molto difficile. E non mi riferisco solo alla paranoia collettiva della guerra in Ucraina, che con il massiccio invio delle armi sta prendendo una direzione irreversibile e tragica. Per spegnere un incendio si getta acqua, non benzina. Quello che mi preoccupa realmente é la mancanza di un "disegno" politico, per sballato che sia, ma che segua almeno una logica. Forse é perché realmente MANCANO i politici. Quelli veri. Una volta si chiamavano statisti. A volo d'uccello. 1 - Due anni di pandemia hanno distrutto le economie europee ( per ora mi limito al nostro continente) per risollevare le quali hanno stanziato soldi che NON CI SONO nel bilancio europeo. E non sanno come trovarli. Parlano di "patrimoniale", ma forse alla fine faranno un prelievo forzoso sui conti correnti, dato che altro difficilmente potranno fare. 2 - Stanno rendendo "strutturale" l'approvvigionamento energetico da altri Paesi. Sicuramente, con tutto il rispetto, non piú politicamente affidabili della Russia. Inoltre con uso di gas liquido che va anche trasportato, con problemi ulteriori per l'ambiente. Allora la guerra non é contro Putin, che teoricamente potrebbe avere giorni e mesi contati. Ma contro il popolo russo. 3 - Annunci di politiche " per il solare", o per nuove fonti, vedi le trivellazioni o il nucleare fino a ieri viste come il diavolo in persona. Nuovi piani, nuovi fondi, nuove strade che domani verranno abbandonate perché la tecnologia avanza e gli equilibri mondiali cambiano. 4 - Questa accelerazione sul digitale, che sembra ormai essersi impadronito delle nostre vite, viene realizzata senza prima aver pensato a come reimpiegare la quantitá enorme di persone che giá sono e saranno senza lavoro, e che per limiti di istruzione non potranno essere formati per nuove funzioni. Che ci faremo con questi milioni di persone? Reddito di cittadinanza a tutti? 5 - Capisco che le criptovalute servono ai grandi evasori ed alla mafia per poter continuare nella loro attivitá, che i limiti al contante mettono in serio pericolo. Ma che anche gli Stati cerchino di adeguarsi, invece che combattere questa assurditá é preoccupante. E non é perché io non veda presunti vantaggi della disintermediazione, ma solo perché mi chiedo dove si prenderanno i soldi per mutui e prestiti se i depositi bancari caleranno. E che costi avranno i pochi concessi? Come sará finanziata l'economia? Chi creerá moneta, ormai fuori dal controllo della banca centrale? 6 - Venendo a casa nostra, leggo che ASPI, la societá autostrade, quella che dovrebbe passare sotto le grinfie della solita Cassa Depositi e Prestiti, con la complicitá di fondi americani, vuole mettere le mani anche sulla rete per il digitale. Insieme a Open Fiber. Che faranno una rete unica con Tim(?). Insomma, mentre l'opinione pubblica é distratta e minacciata di morte con il virus o con la guerra, noi continueremo a pagare sempre di piú le NOSTRE autostrade, e dovremo prepararci a pagare per utilizzare i servizi digitali. Che passeranno per una "rete" obbligatoriamente. E la metá dei guadagni miliardari andranno ai pensionati americani mentre noi con l'INPS continuiamo il solito "schema Ponzi" ( prendere soldi da sottoscrittori per darli ad altri sottoscrittori) che la legge vieta, ma non per le pensioni. Mi devo fermare, perché giá sto abusando di voi. Ma mi chiedo, e vi chiedo: possibile che siamo condannati?
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  • Lorenza Carlassare: “Opacità sulle scelte: l’invio di armamenti è incostituzionale”

    "Ora non si tratta nemmeno più di armi difensive ma, come dice Johnson, per attaccare i russi"

    di Silvia Truzzi
    Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, risponde al telefono con una certezza a fare da premessa: “La Costituzione italiana è pacifista”. E poi: “La retorica bellicista, a giornali e reti unificati, è insopportabile. Quando non si parla della guerra ‘santa’, c’è il telefilm che santifica Zelensky”.

    Professoressa, partiamo dall’articolo 11, così bistrattato in queste settimane.

    L’Italia ripudia la guerra: il verbo ‘ripudia’, che nella prima bozza era ‘rinuncia’, è stato voluto dai Costituenti perché esprime un rifiuto assoluto della guerra, anche con un valore morale, non solo politico. C’è stata, nella votazione, quasi l’unanimità. L’ispirazione pacifista della Costituzione dunque è nettissima, anche per come è formulata la seconda parte dell’art. 11 quando afferma che l’Italia ‘consente, in condizione di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni’. In definitiva: la guerra difensiva è l’unica consentita, le controversie internazionali vanno risolte per via negoziale, una via in questo momento completamente assente; non esistono ragioni diverse dalla necessità di rispondere a un attacco armato sul proprio territorio che possano legittimare la guerra.

    A proposito dell’aumento delle spese militari, cosa pensa?

    Che in Italia ci sono 5 milioni e mezzo di famiglie in povertà assoluta. E che prima di spendere soldi in armi dovremmo assicurarci di non venire meno agli obblighi di solidarietà sociale che impone la Costituzione.

    La vendita di armi a un Paese in guerra è consentita?

    Assolutamente no. In passato, i giuristi “giustificazionisti” hanno tentato di salvare la partecipazione ai vari interventi armati travestiti da missioni di pace (per non dire della guerra nei Balcani in cui siamo intervenuti direttamente) come adempimento di obblighi derivanti dalla adesione a “organizzazioni internazionali” con le “limitazioni” conseguenti, usando la seconda parte dell’art. 11 contro la prima. Ma non ci sono due parti divise: l’art. 11 è una disposizione unitaria che va letta nella sua unità. Aggiungo che i trattati sono subordinati all’art. 11, non viceversa. La Corte costituzionale (sent. 300/1984) ha chiarito che le “finalità” cui sono subordinate le limitazioni di sovranità sono quelle stabilite nell’art. 11, non le finalità proprie di un trattato che, anzi, “quando porta limitazioni alla sovranità, non può ricevere esecuzione nel paese se non corrisponde alle condizioni e alle finalità dettate dall’art.11”. Il discorso è importante anche perché il ripudio della guerra non vieta solo la partecipazione a conflitti armati ma pure l’aiuto ai paesi in guerra: il commercio di armi con tali paesi è illegittimo. Ora tra l’altro non si tratta nemmeno più di armi per difendersi, ma armi, come ha detto Boris Johnson, “anche per colpire in territorio russo”.

    Il Parlamento ha convertito due decreti Ucraina e approvato una risoluzione che autorizza l’invio di armamenti in Ucraina con un decreto interministeriale fino al 31 dicembre, senza nuovi passaggi in aula. La partecipazione alla guerra non è materia di stretta competenza parlamentare?

    Certamente. Ora, dopo la riunione di Ramstein, si parla di un salto di qualità degli armamenti da inviare in Ucraina. La lista delle armi non è pubblica per ragioni di sicurezza, ma non ci sarà nemmeno una discussione sulle scelte del governo, sull’opportunità di partecipare all’escalation bellica. Gli italiani non sono favorevoli a una partecipazione dell’Italia alla guerra, e questo ce lo dicono i sondaggi. Non solo la posizione pacifista e costituzionale non ha spazio nel dibattito pubblico, ma il popolo non può nemmeno esprimersi attraverso i suoi rappresentanti. L’opacità delle scelte su un tema così importante è preoccupante, perché non è trasparente la linea del governo. In questa fase rispetto alle decisioni non è irrilevante nemmeno l’interesse dell’industria bellica, che fa soldi e trionfa in Borsa vendendo morte.
    Lorenza Carlassare: “Opacità sulle scelte: l’invio di armamenti è incostituzionale” "Ora non si tratta nemmeno più di armi difensive ma, come dice Johnson, per attaccare i russi" di Silvia Truzzi Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, risponde al telefono con una certezza a fare da premessa: “La Costituzione italiana è pacifista”. E poi: “La retorica bellicista, a giornali e reti unificati, è insopportabile. Quando non si parla della guerra ‘santa’, c’è il telefilm che santifica Zelensky”. Professoressa, partiamo dall’articolo 11, così bistrattato in queste settimane. L’Italia ripudia la guerra: il verbo ‘ripudia’, che nella prima bozza era ‘rinuncia’, è stato voluto dai Costituenti perché esprime un rifiuto assoluto della guerra, anche con un valore morale, non solo politico. C’è stata, nella votazione, quasi l’unanimità. L’ispirazione pacifista della Costituzione dunque è nettissima, anche per come è formulata la seconda parte dell’art. 11 quando afferma che l’Italia ‘consente, in condizione di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni’. In definitiva: la guerra difensiva è l’unica consentita, le controversie internazionali vanno risolte per via negoziale, una via in questo momento completamente assente; non esistono ragioni diverse dalla necessità di rispondere a un attacco armato sul proprio territorio che possano legittimare la guerra. A proposito dell’aumento delle spese militari, cosa pensa? Che in Italia ci sono 5 milioni e mezzo di famiglie in povertà assoluta. E che prima di spendere soldi in armi dovremmo assicurarci di non venire meno agli obblighi di solidarietà sociale che impone la Costituzione. La vendita di armi a un Paese in guerra è consentita? Assolutamente no. In passato, i giuristi “giustificazionisti” hanno tentato di salvare la partecipazione ai vari interventi armati travestiti da missioni di pace (per non dire della guerra nei Balcani in cui siamo intervenuti direttamente) come adempimento di obblighi derivanti dalla adesione a “organizzazioni internazionali” con le “limitazioni” conseguenti, usando la seconda parte dell’art. 11 contro la prima. Ma non ci sono due parti divise: l’art. 11 è una disposizione unitaria che va letta nella sua unità. Aggiungo che i trattati sono subordinati all’art. 11, non viceversa. La Corte costituzionale (sent. 300/1984) ha chiarito che le “finalità” cui sono subordinate le limitazioni di sovranità sono quelle stabilite nell’art. 11, non le finalità proprie di un trattato che, anzi, “quando porta limitazioni alla sovranità, non può ricevere esecuzione nel paese se non corrisponde alle condizioni e alle finalità dettate dall’art.11”. Il discorso è importante anche perché il ripudio della guerra non vieta solo la partecipazione a conflitti armati ma pure l’aiuto ai paesi in guerra: il commercio di armi con tali paesi è illegittimo. Ora tra l’altro non si tratta nemmeno più di armi per difendersi, ma armi, come ha detto Boris Johnson, “anche per colpire in territorio russo”. Il Parlamento ha convertito due decreti Ucraina e approvato una risoluzione che autorizza l’invio di armamenti in Ucraina con un decreto interministeriale fino al 31 dicembre, senza nuovi passaggi in aula. La partecipazione alla guerra non è materia di stretta competenza parlamentare? Certamente. Ora, dopo la riunione di Ramstein, si parla di un salto di qualità degli armamenti da inviare in Ucraina. La lista delle armi non è pubblica per ragioni di sicurezza, ma non ci sarà nemmeno una discussione sulle scelte del governo, sull’opportunità di partecipare all’escalation bellica. Gli italiani non sono favorevoli a una partecipazione dell’Italia alla guerra, e questo ce lo dicono i sondaggi. Non solo la posizione pacifista e costituzionale non ha spazio nel dibattito pubblico, ma il popolo non può nemmeno esprimersi attraverso i suoi rappresentanti. L’opacità delle scelte su un tema così importante è preoccupante, perché non è trasparente la linea del governo. In questa fase rispetto alle decisioni non è irrilevante nemmeno l’interesse dell’industria bellica, che fa soldi e trionfa in Borsa vendendo morte.
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  • Abbiamo dichiarato guerra alla Russia.

    L’invio di armi per attaccare il suolo Russo è una dichiarazione di guerra e l’Italia, per il tramite della NATO è in prima linea.
    Il fatto che a volere questa guerra siano stati gli americani e gli inglesi, non ci esime certo dalle nostre responsabilità, anzi, quello che dobbiamo comprendere è che se scoppia una guerra nucleare ai confini con la Russia, l’America e l’Inghilterra sono fuori dal pericolo di eventuali radiazioni, mentre a noi europei non rimane altro che comprare lo iodio e le scatolette di tonno, come ha già annunciato Zaia in una conferenza stampa.

    Vivo a Roma, vicino al palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR, dove qualcuno ha descritto il popolo Italiano come “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigatori”. Oggi sostituirei quella scritta con “un popolo di ingenui, di allocchi, che si sono estinti per la loro indifferenza, ipocrisia ed ignoranza”.

    I nostri politici hanno ripetutamente violato la costituzione, per questo andrebbero immediatamente condannati invece noi li continuiamo a sostenere. Molto significativa è la manifestazione del 25 Aprile del PD, sventolando le sole bandiere Europe e della NATO non hanno festeggiato la festa della liberazione ma la fine dell’Italia.

    Gli Italiani hanno il dovere e la responsabilità di difendere i nostri diritti costituzionali, di far pagare ai politici un caro prezzo per il loro tradimento, il popolo ha il dovere e la responsabilità di lasciare ai propri figli la possibilità di vivere da uomini liberi.

    Viva tutti gli uomini e le donne libere, viva l'Italia e la nostra cultura.
    Abbiamo dichiarato guerra alla Russia. L’invio di armi per attaccare il suolo Russo è una dichiarazione di guerra e l’Italia, per il tramite della NATO è in prima linea. Il fatto che a volere questa guerra siano stati gli americani e gli inglesi, non ci esime certo dalle nostre responsabilità, anzi, quello che dobbiamo comprendere è che se scoppia una guerra nucleare ai confini con la Russia, l’America e l’Inghilterra sono fuori dal pericolo di eventuali radiazioni, mentre a noi europei non rimane altro che comprare lo iodio e le scatolette di tonno, come ha già annunciato Zaia in una conferenza stampa. Vivo a Roma, vicino al palazzo della Civiltà Italiana dell’EUR, dove qualcuno ha descritto il popolo Italiano come “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigatori”. Oggi sostituirei quella scritta con “un popolo di ingenui, di allocchi, che si sono estinti per la loro indifferenza, ipocrisia ed ignoranza”. I nostri politici hanno ripetutamente violato la costituzione, per questo andrebbero immediatamente condannati invece noi li continuiamo a sostenere. Molto significativa è la manifestazione del 25 Aprile del PD, sventolando le sole bandiere Europe e della NATO non hanno festeggiato la festa della liberazione ma la fine dell’Italia. Gli Italiani hanno il dovere e la responsabilità di difendere i nostri diritti costituzionali, di far pagare ai politici un caro prezzo per il loro tradimento, il popolo ha il dovere e la responsabilità di lasciare ai propri figli la possibilità di vivere da uomini liberi. Viva tutti gli uomini e le donne libere, viva l'Italia e la nostra cultura.
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  • [a]https%3A%2F%2Fwww.europeanconsumers.it%2F2022%2F04%2F29%2Fintervista-al-prof-luca-marini-diritto-internazionale-la-sapienza-roma-cnb-cieb%2F[/a]
    [a]https%3A%2F%2Fwww.europeanconsumers.it%2F2022%2F04%2F29%2Fintervista-al-prof-luca-marini-diritto-internazionale-la-sapienza-roma-cnb-cieb%2F[/a]
    WWW.EUROPEANCONSUMERS.IT
    Intervista al Prof. Luca Marini, Diritto Internazionale La Sapienza - Roma, CNB, CIEB. la direttiva 98/44CE e la pandemia - European Consumers
    Intervista al Prof.Luca Marini, diritto internazionale alla Sapienza di Roma, è stato vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) e attualmente coordina i lavori del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).
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  • Alessandro Orsini
    L’Italia è un paese arretratissimo in materia di sicurezza internazionale. Le università italiane non hanno mai investito in questo campo di studi. La conseguenza è che il sapere scientifico non si è diffuso tra le persone comuni, i politici e i giornalisti, se non con pochissime eccezioni. E, così, milioni di italiani hanno scoperto la sicurezza internazionale il 24 febbraio 2022. Ed io mi trovo continuamente a essere accusato di essere ignorante da migliaia di grandissimi ignoranti, inclusi direttori di quotidiani e trasmissioni televisive. Ignoranti "olimpici" anche al Corriere della Sera. Pazienza, non mi arrendo e spiego tipo quinta elementare.
    Si chiama amore per la conoscenza.
    Nel mio intervento ad accordi e disaccordi su Canale 9 non ho minimamente toccato la questione della responsabilità della seconda guerra mondiale. Ben diversamente, mi sono interrogato sui meccanismi che hanno innescato quell’immane tragedia. Per poter comprendere il senso di questa mia affermazione, occorre (saper) distinguere due domande diverse. La prima domanda, di cui non mi sono occupato ad accordi e disaccordi, è: “Chi è il responsabile della seconda guerra mondiale?”. Nella mia prospettiva, Hitler è stato il principale responsabile della seconda guerra mondiale. La seconda domanda è: “Attraverso quali meccanismi e reazioni a catena ha avuto inizio la seconda guerra mondiale?”. È soltanto questa la domanda che ho affrontato ad accordi e disaccordi e faccio notare che nessuno ha smentito ciò che ho detto su Hitler. Max Weber, come potrete appurare leggendo il quinto capitolo del mio nuovo libro “Teoria sociologica classica e contemporanea” (Utet), spiega che le domande che uno studioso si pone sono generalmente legate ai suoi valori. Essendo io un pacifista, essendo i miei valori quelli del pacifismo, è normale che io sia un esperto nello studio dei meccanismi che innescano la violenza politica, sia essa il terrorismo o l’avvio di una guerra. Se, infatti, un pacifista comprende i meccanismi di innesco delle guerre passate, allora forse può indicare come evitare di commettere gli stessi errori in Ucraina.
    Generalmente amo chi mi odia. In questo caso, più che di amore, parlerei di compassione. Provo una certa compassione per i miei odiatori. Soprattutto per il direttore di Repubblica e del Corriere della Sera.
    Alessandro Orsini L’Italia è un paese arretratissimo in materia di sicurezza internazionale. Le università italiane non hanno mai investito in questo campo di studi. La conseguenza è che il sapere scientifico non si è diffuso tra le persone comuni, i politici e i giornalisti, se non con pochissime eccezioni. E, così, milioni di italiani hanno scoperto la sicurezza internazionale il 24 febbraio 2022. Ed io mi trovo continuamente a essere accusato di essere ignorante da migliaia di grandissimi ignoranti, inclusi direttori di quotidiani e trasmissioni televisive. Ignoranti "olimpici" anche al Corriere della Sera. Pazienza, non mi arrendo e spiego tipo quinta elementare. Si chiama amore per la conoscenza. Nel mio intervento ad accordi e disaccordi su Canale 9 non ho minimamente toccato la questione della responsabilità della seconda guerra mondiale. Ben diversamente, mi sono interrogato sui meccanismi che hanno innescato quell’immane tragedia. Per poter comprendere il senso di questa mia affermazione, occorre (saper) distinguere due domande diverse. La prima domanda, di cui non mi sono occupato ad accordi e disaccordi, è: “Chi è il responsabile della seconda guerra mondiale?”. Nella mia prospettiva, Hitler è stato il principale responsabile della seconda guerra mondiale. La seconda domanda è: “Attraverso quali meccanismi e reazioni a catena ha avuto inizio la seconda guerra mondiale?”. È soltanto questa la domanda che ho affrontato ad accordi e disaccordi e faccio notare che nessuno ha smentito ciò che ho detto su Hitler. Max Weber, come potrete appurare leggendo il quinto capitolo del mio nuovo libro “Teoria sociologica classica e contemporanea” (Utet), spiega che le domande che uno studioso si pone sono generalmente legate ai suoi valori. Essendo io un pacifista, essendo i miei valori quelli del pacifismo, è normale che io sia un esperto nello studio dei meccanismi che innescano la violenza politica, sia essa il terrorismo o l’avvio di una guerra. Se, infatti, un pacifista comprende i meccanismi di innesco delle guerre passate, allora forse può indicare come evitare di commettere gli stessi errori in Ucraina. Generalmente amo chi mi odia. In questo caso, più che di amore, parlerei di compassione. Provo una certa compassione per i miei odiatori. Soprattutto per il direttore di Repubblica e del Corriere della Sera.
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