Il TAR della Campania ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a pagare 4500 euro alla famiglia del bambino che avrebbe avuto una comprovata necessita di un insegnante di sostegno a tempo pieno invece che delle 18 ore assegnate.
Se da un lato fa piacere che almeno la giustizia amministrativa riconosca le pecche della PA e ne offra parziale soddisfazione, resta comunque risibile l’entità del risarcimento che fra l’altro non contiene nessun riferimento ai danni psicologici del piccolo privato di un adeguato supporto.
Questa vicenda apre una finestra sulla situazione degli insegnanti si sostegno in Italia

Gli insegnanti di sostegno in Italia sono 191 mila, ma oltre un terzo sono precari. Inoltre, in media, almeno uno ogni tre insegnanti di sostegno che hanno affiancato uno o più alunni disabili per tutta o una parte dell’anno non sono specializzati: una percentuale che al Nord diventa quasi di un insegnante su due. In tutto i prof non specializzati sono oltre 65mila. Rimane da risolvere il problema della copertura immediata di tutte le cattedre: oltre il 20% rimangono vuote almeno fino a metà ottobre, arrivando ad assegnare il supplente annuale con grave ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico.

Il problema, oltre che nei numeri, sta anche nella sostanza e nella totale disorganizzazione che lascia prevedere un futuro difficile per questo settore di insegnamento. In primo luogo la mancanza di contratti a tempo indeterminato, dato che vengono considerati insegnanti “ a tempo” e non definitivi. E poi la mancanza di programmazione nei corsi di Tirocinio Formativo Attivo ( TFA). Al nord Italia i corsi attivati non arriveranno nemmeno al 20% del fabbisogno. Nella sola Lombardia si contano 5.700 posizioni vacanti ma il TFA sarà per soli 1.240 candidati, in Piemonte a fronte di 2.611 cattedre di sostegno scoperte ci saranno 450 posti nel TFA.

Al sud la situazione è completamente opposta. In Campania si richiedono solo 73 insegnanti di sostegno ma verranno attivati 2.070 posti nei TFA. In Sicilia i posti scoperti sono 184 ma ci sarà la possibilità di formare fino a 5.000 insegnanti di sostegno.

La naturale conseguenza di questa disorganizzazione sarà che tanti insegnanti di sostegno specializzati e disoccupati al sud, saranno costretti a trasferirsi in istituti settentrionali. Insegnanti con la valigia che prima o poi finiranno per spostarsi di nuovo, togliendo il fondamentale requisito della continuità alla formazione degli studenti con difficoltà di apprendimento.
E non potendo risolversi solo con questi trasferimenti la situazione al nord, molti studenti dovranno essere seguiti da insegnanti privi di specializzazione per il sostegno.

Io mi chiedo quale maledizione abbiamo in Italia che non siamo capaci di fare le cose sulla base di una logica organizzativa efficace.
Il TAR della Campania ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a pagare 4500 euro alla famiglia del bambino che avrebbe avuto una comprovata necessita di un insegnante di sostegno a tempo pieno invece che delle 18 ore assegnate. Se da un lato fa piacere che almeno la giustizia amministrativa riconosca le pecche della PA e ne offra parziale soddisfazione, resta comunque risibile l’entità del risarcimento che fra l’altro non contiene nessun riferimento ai danni psicologici del piccolo privato di un adeguato supporto. Questa vicenda apre una finestra sulla situazione degli insegnanti si sostegno in Italia Gli insegnanti di sostegno in Italia sono 191 mila, ma oltre un terzo sono precari. Inoltre, in media, almeno uno ogni tre insegnanti di sostegno che hanno affiancato uno o più alunni disabili per tutta o una parte dell’anno non sono specializzati: una percentuale che al Nord diventa quasi di un insegnante su due. In tutto i prof non specializzati sono oltre 65mila. Rimane da risolvere il problema della copertura immediata di tutte le cattedre: oltre il 20% rimangono vuote almeno fino a metà ottobre, arrivando ad assegnare il supplente annuale con grave ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico. Il problema, oltre che nei numeri, sta anche nella sostanza e nella totale disorganizzazione che lascia prevedere un futuro difficile per questo settore di insegnamento. In primo luogo la mancanza di contratti a tempo indeterminato, dato che vengono considerati insegnanti “ a tempo” e non definitivi. E poi la mancanza di programmazione nei corsi di Tirocinio Formativo Attivo ( TFA). Al nord Italia i corsi attivati non arriveranno nemmeno al 20% del fabbisogno. Nella sola Lombardia si contano 5.700 posizioni vacanti ma il TFA sarà per soli 1.240 candidati, in Piemonte a fronte di 2.611 cattedre di sostegno scoperte ci saranno 450 posti nel TFA. Al sud la situazione è completamente opposta. In Campania si richiedono solo 73 insegnanti di sostegno ma verranno attivati 2.070 posti nei TFA. In Sicilia i posti scoperti sono 184 ma ci sarà la possibilità di formare fino a 5.000 insegnanti di sostegno. La naturale conseguenza di questa disorganizzazione sarà che tanti insegnanti di sostegno specializzati e disoccupati al sud, saranno costretti a trasferirsi in istituti settentrionali. Insegnanti con la valigia che prima o poi finiranno per spostarsi di nuovo, togliendo il fondamentale requisito della continuità alla formazione degli studenti con difficoltà di apprendimento. E non potendo risolversi solo con questi trasferimenti la situazione al nord, molti studenti dovranno essere seguiti da insegnanti privi di specializzazione per il sostegno. Io mi chiedo quale maledizione abbiamo in Italia che non siamo capaci di fare le cose sulla base di una logica organizzativa efficace.
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